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Mimmo Martorana - Il cielo, la terra

Home page > arte visiva > percezione dell’occhio

percezione dell’occhio


Presentazione di Mimmo Martorana Il titolo della mostra, “La percezione dell’occhio”, e la tela suggestiva ed iperrealista che la introduce sono state scelte per sottolineare l’indispensabilità del più importante organo di senso. Dai tempi del manifesto sul surrealismo di André Breton del 1924, l’occhio ha sempre avuto un ruolo importante, non solo come strumento dello sguardo, del vedere, dell’immaginare, del percepire e del mistero, ma anche in quanto strumento di sensualità, come nell’Histoire de l’œil di Georges Bataille, da cui è stato tratto il film Simona di Patrick Longchamp e Valentina, il fumetto di Crepax. L’occhio, strumento della percezione, permette alla mente il processo di sintesi dei dati sensoriali in elementi importanti per il nostro essere e per la nostra interiorità. L’occhio per la pittura è come la mente per la poesia, vale a dire osservare un quadro o leggere una poesia producono un piacere e un’emozione. Lo stesso accade al pittore quando fissa l’oggetto sulla tela o al poeta il suo sentire sulla carta. Citando Foucault, nella sua Préface à la transgression del 1963, “l’occhio trae il potere di diventare continuamente più interiore a se stesso dalla sua facoltà di guardare. Dietro un intero occhio che vede, c’è un occhio più sottile, così discreto, ma così agile che in verità il suo onnipotente sguardo consuma il globo bianco della sua carne; e dietro questo, c’è uno nuovo, poi altri ancora, sempre più sottili e che ben presto non hanno più per sostanza che la pura trasparenza di uno sguardo”1 . In conclusione, il rapporto tra il quadro e chi lo guarda, tra l’oggetto e il soggetto, tra ciò che esprime e ciò che si percepisce è all’origine di un interesse artistico. Il quadro di Domenico Esposito, atelierista del centro, rappresenta lo scorrere del tempo per un uomo di mezza età, forse poco incline alla vie légère, piuttosto immerso in una vita di fatica e sacrifici. Nel catturare i segni dello scorrere degli anni sul volto di un uomo, Domenico rappresenta la vecchiaia come tempo oggettivo, attraverso un legame che si stabilisce tra passato e presente, tra il quadro e chi lo guarda, tra visione e realtà. Come Gesualdo Bufalino ha detto “ogni sguardo del soggetto diventa visione e viceversa ogni visione diventa uno sguardo. In sostanza è la vita che si trasforma in sogno e il sogno che si trasforma in vita, così come avviene per la memoria. La realtà è così sfuggente ed effimera” . L’occhio Domenico Esposito olio su tela dimensioni: 25 x 30 cm Il mare Domenico Esposito olio sul tela dimensioni: 110 x 80 cm 1M. Foucault, Préface à la trasgression, in “Critique”, 1963, 195-196, pp. 751-770. Gli autori di questi disegni, influenzati dalla cultura popolare veicolata dai mass-media, mettono insieme idee ed immagini che lusingano il grande pubblico. Questa cultura permea la vita quotidiana della società e influenza molte categorie sociali. I disegni sono ispirati a immagini di copertine del gruppo Iron Maiden, genere musicale Heavy Metal, a C14, personaggio del fumetto manga Dragon Ball, scritto e illustrato da Akira Toriyama, a It personaggio di un film ispirato all’omonimo romanzo di Stefen King. Sono eroi popolari, miti, immagini, riflessi di un nostro ego che ci permettono di vivere una visione magica e di scoprire la parte oscura di noi stessi, quella che ognuno potenzialmente potrebbe trascendere di essere. Gli autori disegnano magistralmente personaggi che la nostra mente confina nella parte oscura di noi, ma che grazie alla loro sensibilità diventano comuni . Questi disegni, prodotti con molta semplicità, mostrano bene l’originalità della riflessione estetica ed il grande immaginario dei loro autori. Nella mostra non poteva mancare il cavallo Marco, costruito con legno e cartapesta negli anni ‘70 da un gruppo di artisti e pazienti dell’ospedale psichiatrico di Trieste diretto da Franco Basaglia, simbolo del cambiamento, “della libertà da contrapporre alla miseria della Psichiatria”2 . L’idea è venuta da un cavallo da traino che veniva utilizzato per il trasporto della biancheria nei padiglioni dell’ex Manicomio di Trieste che i pazienti non volevano portare al macello. Da questa esperienza, nasce l’idea di aprire il manicomio, di invitare persone esterne, dialogare e far partecipare i pazienti a dei progetti di pittura, di scultura e di teatro. Dopo 40 anni dalla legge Basaglia, il laboratorio di San Polo ha voluto ricordare il simbolo del cavallo con disegni realizzati su carta con matite colorate. ©Domenico Esposito e il centro diurno di San Polo de

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