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Mimmo Martorana - Il cielo, la terra

Accueil du site > arte visiva > Frenocomio di Reggio Emilia

Frenocomio di Reggio Emilia

Dernier ajout : 12 juin.

PRESENTAZIONE di Mimmo Martorana All’interno dell’ospedale psichiatrico San Lazzaro1 , alla fine dell’Ottocento venne aperta una scuola di disegno, indirizzata ai pazienti di estrazione sociale facoltosa, che non potevano essere impiegati nelle normali attività manuali previste nel sistema di lavoro ergoterapico2 . Le prime opere realizzate a San Lazzaro nel contesto di questa attività di pittura sono state oggetto di precedenti mostre e pubblicazioni3 alcune di esse sono attualmente esposte presso il Museo della storia della Psichiatria. Diversi artisti hanno manifestato interesse verso le manifestazioni artistiche degli alienati : il più importante di questi, Jean Dubuffet, promotore –assieme ai Surrealisti- di una ricerca artistica nel tracciare una nuova strada per l’arte, prenden le mosse da posizioni anti-culturali e “rivendica l’impoverimento della cultura ufficiale , la quale soffoca, livella, genera tenebre e, per dirla in altri termini, asfissia”4 . Da questo punto di vista, possiamo affermare che le opere dei pazienti che hanno soggiornato a San Lazzaro rientrano nella categoria della cosiddetta art brut, potendole considerare come “espressionismo primitivo, arte grezza, lavori effettuati da persone indenni di cultura artistica, nelle quali il mimetismo, contrariamente a ciò che avviene negli intellettuali, abbia poco o niente parte, in modo che i loro autori traggono tutto dal loro profondo e non stereotipi dell’arte classica o dell’arte della moda”5 . Le produzioni di pazienti-artisti come F. Saraceni, G Righi, C. Angiolini, E. Cacciamani, G. Malagoli e G. Fornaciari rientrano in questa categoria ; sono ricordate in diversi cataloghi,come quello della mostra Banditi dell’arte presso la Hall Saint Pierre, nel quartiere Montmartre a Parigi nel 2012 o Borderline al Mar di Ravenna nel 20136 . Giuseppe Fantuzzi, Casino Esquirol – Scuola di disegno, 1899-1900 Una seconda stagione si ha, decenni dopo, con gli ateliers di pittura7 , nati intorno agli anni ’60 del Novecento : si tratta di esperienze che anticipano l’arte-terapia, nonostante siano condotti da un maestro d’arte e non da uno psichiatra o da un educatore. In questo caso l’espressione artistica è

1 Il cerchio del contagio : il S. Lazzaro tra lebbra, povertà e follia, 1178-1980, Reggio Emilia, 1980. 2 Tamburini A., Il frenocomio di Reggio Emilia, Reggio Emilia, 1900. 3 Le mura di carta : opere dei ricoverati dell’Ospedale psichiatrico San Lazzaro di Reggio Emilia, 1895-1985, Firenze, 2005. 4 Dubuffet J., I valori selvaggi, Milano,1971, pag. 227 5 Ibidem, pag. 79 6 Banditi dell’arte, Parigi, 2012 ; Borderline : artisti tra normalità e follia : da Bosch a Dalì, dall’Art brut a Basquiat, Milano, 2013. 7 Cfr. Espressioni figurative e psicopatologia, in “Rivista sperimentale di Freniatria”, XCII, 1 (suppl.), 1968 ; Espressività e psichiatria, Modena, 2005 ; Voltolini G., Art Brut : considerazioni, Montecchio E., 2009 ; Id., La raccolta storica delle opere dei ricoverati all’Ospedale Psichiatrico San Lazzaro di Reggio Emilia, Reggio Emilia, 2012. vista come un alleggerimento del proprio stato mentale, per promuovere la salute e favorire la guarigione. Una loro peculiarità risiedeva nel fatto di essere frequentati da pazienti di diversa estrazione sociale e culturale, senza nessuna effettiva preparazione artistica e quindi nessuna conoscenza delle basi del disegno e del colore. Il fondo delle opere prodotte negli atelier è conservato presso la Biblioteca Livi e conta circa 10.000 pezzi, eseguiti con varie tecniche e supporti ; nel corso nel 2015 è iniziato un sistematico lavoro di catalogazione, a cura di Stefano Iori : le opere sono state schedate con il modello della Scheda OA (Opere d’arte) elaborato del Ministero per i beni culturali8 . Presentiamo qui una selezione di 22 opere, tra quelle finora catalogate, prodotte tra gli ’60 e ’90, in un periodo di grande cambiamento culturale e sociale. Pur non trattandosi di opere rientranti nella categoria dell’art brut come definita da Dubuffet, esse testimoniano una sensibilità artistica e la conoscenza di artisti affermati che si vogliono emulare con un tocco di personale inconscia espressività. Si tratta di autori che con la loro combinazione di colori hanno dato originalità alla propria opera, come per esempio Luciano B., esposto già nella mostra Le Mura di carta, la cui produzione comprende 1000 disegni e due silloge pubblicate di poesie. Altri autori vengono qui mostrati al pubblico per la prima volta : sono tutti menzionati solamente con le solo iniziali del proprio nome per ragioni di tutela della privacy. Per ogni opera vengono indicati inoltre il titolo (scelto dal curatore), tecnica, dimensioni e, quando possibile, la data di realizzazione.



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